Correvano gli anni sessanta, della mia giovinezza, precipitosamente giù per il pendio del tempo ed io mi ero associato (figliol prodigo) alla compagnia di mio padre. Sì, caro Checco, le "uova alla poareta", mi hai insegnato a farle tu. Ma più che la ricetta, mi è piaciuta la tua esposizione dialettale della stessa, un capolavoro lessicale ormai destinato a perdersi nel tempo. Io purtroppo ibrido di dialetti, non sarò fedele all'esposizione, però ci proverò, anche se mi costerà un po' di fatica....

Rassodate le uova e le lasciate raffreddare: "'e tajè col cortel par longo e po' col manego de un scuciaro 'e cavè fora dal scorzo e 'e butè su una tarina. xontè cevoa tajada a fete e missiè con oio, axeo, sal e pevare".
Tornavamo da un race notturno sui colli di Asolo, io Giulia, Gianni, Giovanni, Loretta.....no, Lorette non c'era e poi i ricordi mi tradiscono, così approdammo a casa mia (sempre aperta a tutti a qualsiasi ora e per qualsiasi cosa, com'è sempre stato nel costume della mia famiglia) e affamati, mentre svuotavamo una pentola di pasta e fagioli, ci facemmo 'sti vovi. Eccezzionali! Ecco, appunto, vedendo la foto, aggiungendo un po' di radicchio col zoket è il massimo! Sarà stata la fame e l'età, ma quella mangiata me la ricordo ancora, come l'aria primaverile, l'odore delle gomme surriscaldate della macchina, il senso di libertà, il cielo terso e stellato..... e poi tutti in pochi anni ci siamo andati a inguaiare.....moglie, figli, ma chi ce l'ha fatto fa' Cribbio, parlo quasi "terronico" e allora? e mia moglie dice anche "pure"....che invasione. Giorgio Mantello, nato a Venezia da genitori veneziani, che non si è mai sentito veneto o veneziano, Più probabilmente calabrese o siculo di origine. Intanto fatevi 'sti vovi aea poareta, tajai par longo e....vogliamici bene!